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La Giornata della Memoria nelle scuole ignaziane

27 Gen 2017

Il 27 gennaio si celebra la "Giornata della Memoria", una ricorrenza internazionale istituita nel 2005 con una risoluzione ONU in occasione dell'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

«La Repubblica italiana – si legge nel testo di legge istitutivo di questa giornata – riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».  L’obiettivo di questa giornata è quello «di conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».

Papa Francesco, in occasione della sua visita “in silenzio” nel 2016 al campo di Auschwitz ha lasciato scritto in spagnolo sul libro delle visite: “Signore, abbi pietà del tuo popolo! Signore, perdona tanta crudeltà”.

In tutte le scuole della rete Gesuiti Educazione si celebra questa ricorrenza con iniziative e momenti di formazione e riflessione con i ragazzi.

Nella scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Gonzaga di Palermo le classi prime e seconde visionano il film “Mi ricordo Anna Frank”, di RaiTre, seguito, al termine della visione, da un adeguato tempo di riflessione. I ragazzi sono invitati a scrivere su un foglio le scene che li hanno maggiormente colpiti, collegando a queste i sentimenti “positivi e negativi” che provano al riguardo. Per le classi terze, invece, è previsto un percorso che alterna la “pioggia di idee”, la visione di documentary e la riflessione personale.

A Roma, all’Istituto Massimo, i Licei celebrano questa giornata attraverso testimonianze. L’incontro, coordinato da Natalia Encolpio, giornalista e Presidente dell’Associazione degli Ex Alunni dell’Istituto, si articola in due parti: nella prima, il dott. Sergio Di Veroli della Comunità Ebraica di Roma, guida una riflessione e un ricordo su quanto accaduto, con riferimenti alla storia dell’ebraismo, per comprenderne le caratteristiche fondamentali e per far chiarezza attraverso la conoscenza su questa religione che esprime concetti patrimonio di tutto il mondo occidentale. Nella seconda parte della mattinata, invece, si succedono testimonianze provenienti da realtà diverse e dalle tante situazioni di “criticità” che caratterizzano la nostra storia e il nostro mondo: Philp, un rifugiato che da qualche anno vive in Italia, parla della Siria; dall’Albania Rovena racconta delle storie di violenza vissute da questo piccolo paese; Mario parla della pagina tragica della storia del popolo armeno e, infine, dall’Istria, Marino, della comunità giuliano-dalmata di Roma, ricorda l’esodo di tanti italiani nella metà del Novecento.

Sempre all’Istituto Massimo di Roma, il laboratorio di scrittura creativa della scuola secondaria di primo grado allestisce e gestisce un “contesto immersivo” per far vivere, seppur con i dovuti “filtri”, l’esperienza dei lager nazisti agli studenti delle quinte classi della Primaria. Un violino, una narrazione guidata per immagini, tre tavoli di gioco di ruolo storico, un libro-game digitale e due finte guardie tedesche permettono ai partecipanti di viaggiare nel tempo, per imparare in modo ignaziano una lezione drammatica di storia che non va dimenticata.

All’Istituto Leone XIII di Milano, nel corridoio dell’ingresso principale dell’Istituto è stata allestita un’opera d’arte di Davide Casari dal titolo “Fragile”. L’opera, iniziata nel 2006 e tuttora in corso di elaborazione, prevede uno sviluppo di un numero non determinato di “casse nere”. Su ogni cassa è istoriato un passo tratto dall’opera di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, volutamente reso non pienamente leggibile, evocato, ma non svelato. All’interno delle casse trovano lenimento stratificazioni cartacee – ottenute dalla lavorazione di quotidiani recuperati, come molti dei materiali utilizzati da Casari -, edicole di umanità giornaliera «ogni singolo “pezzo” rappresenta il verbo non dato alla luce, membrana di tempo e spazio senza parto», seguendo le parole dell’artista.

Inoltre, oltre a momenti di preghiera e riflessione nella mattinata, sempre al Leone XIII, nel segno di un’arte che fa pensare, davanti a ogni aula è stata collocata una piccola scatola di cartone che riporta scritto il nome di un “giusto”, una figura significativa, vittima dell’Olocausto. Tale scatola, fissata al pavimento come una “pietra d’inciampo”, costringe tutti i ragazzi a muoversi con la debita cura e a prestare attenzione per evitare di colpirla, stimolando così la riflessione di ciascuno.

Nella scuola secondaria di primo grado e alla scuola primaria del Leone XIII, la riflessione è condotta sotto forma di “cineforum” e stimolata dalla vision di alcuni film: “L’isola in Via degli Uccelli” (prime medie), “Mi ricordo Anna Frank” (seconde), “Vento di Primavera” (terze) e “Il bambino dal pigiama a righe” (primaria).

Tutte queste numerose iniziative – e altre che si svolgono nelle classi – ci invitano a raccogliere l’esortazione di Papa Francesco, che ci ricorda come “Auschwitz e Birkenau, luoghi del dolore di 70 anni fa. Quanto dolore, quanta crudeltà. E’ possibile che noi uomini, creati a somiglianza di Dio, siamo capaci di fare queste cose? Non vorrei amareggiarvi, ma debbo dire la verità: la crudeltà non è finita. Oggi si tortura la gente. Tanti prigionieri sono torturati subito, per farli parlare. Oggi ci sono uomini e donne nelle carceri che vivono come animali. Abbiamo visto la crudeltà di 70 anni fa come morivano umiliati uccisi col gas. In tanti posti del mondo succede lo stesso. Questa realtà Gesù è venuto a portarla sulle proprie spalle. Preghiamo per tutti i Gesù che ci sono nel mondo: affamati, ammalati, anche bambini innocenti, che portano la croce da bambini, e per tanti uomini e donne che oggi sono torturati. Per i carcerati che sono ammucchiati lì come animali.  Tutti quanti apparteniamo ad un’unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo”.

 

 

 

 

 

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