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Comunicazione strategica

Non basta che una scuola sia buona, se non riesce a farlo sapere in giro. Né che ci si ricordi di mettere un annuncio il giorno prima dell’open day, per suscitare interesse. Comunicare è importante in ogni settore, e quello scolastico non fa eccezione: non solo per dire la propria in un mercato già piuttosto competitivo, ma anche per dare visibilità a tutti quei progetti – spesso costati fatica, tempo e risorse – che meritano di essere conosciuti.

Da un certo punto di vista, oggi il brand ignaziano ha la fortuna di poter parlare da solo: merito della sua storia di cinque secoli, certamente, ma anche – in questo momento storico – della presenza sul soglio di Pietro di un gesuita dalle straordinarie capacità comunicative. E proprio l’incontro dei nostri alunni con Papa Francesco, il 7 giugno 2013, ha rappresentato un momento indimenticabile per tutti noi. Dall’altro, però, le scuole sono pietre vive, sono una storia in continuo divenire, che ha bisogno di essere raccontata e valorizzata: sia nei progetti singoli, che ogni collegio fa conoscere autonomamente, sia in quelli di rete, che la Fondazione sostiene anche con un’apposita struttura di comunicazione.

Sono diversi i progetti delle nostre scuole di cui si sono occupati, negli ultimi anni, i mass media: dalla didattica alla spiritualità, passando per l’internazionalizzazione e le nuove tecnologie, i collegi dei gesuiti hanno dimostrato all’opinione pubblica di essere molto più che luoghi di formazione dei futuri leader. Seguendo l’esempio di Sant’Ignazio – e l’invito di Papa Francesco a “cercare nuove forme di educazione non convenzionali, secondo la necessità dei luoghi, dei tempi e delle persone” – si sono caratterizzati per una ricerca costante dell’innovazione (senza mai perdere di vista il proprio carisma) che ha spesso offerto spunti di riflessione all’opinione pubblica.

Capita di frequente che, proprio grazie alla credibilità di cui la rete ignaziana gode, ci venga chiesto un parere anche su temi di grande attualità nell’ambito dell’educazione: in questi casi è normalmente la Fondazione a occuparsi dei rapporti con la stampa, scegliendo di volta in volta i profili più indicati per rispondere alle richieste dei media. La stessa Fondazione si occupa poi, quando l’attualità lo richiede, di selezionare gli articoli di giornale o i commenti più interessanti sui temi in discussione e di inviarli alle singole scuole, in un’ottica di continuo aggiornamento: “in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale”, per dirla con lo svizzero Karl Barth, teologo protestante.

hangout

C’è poi tutto il capitolo della comunicazione interna, che non è secondario: per sentirci sempre di più rete, infatti, abbiamo bisogno di coltivare i nostri legami, scambiarci le idee, i progetti e le buone pratiche. E abbiamo bisogno di ritrovarci, anche se fisicamente lontani, più volte l’anno: è quello che accade con i nostri hangout, strumento che utilizziamo per riflettere insieme nelle occasioni sacre (il Natale, la Pasqua) e per divertirci in quelle profane (il concorso musicale Diamoci un tono, che fino al 2013 era soltanto dell’Istituto Sociale di Torino e che invece ora vede la partecipazione di tutte le nostre scuole).

Ma la comunicazione, tra i vari ambiti, è uno di quelli che si evolvono più rapidamente: ecco perché, in questi mesi, stiamo pensando anche a una ristrutturazione dei siti internet dei nostri collegi, in modo da renderli sempre più intercomunicanti. Nello stesso tempo, il nostro profilo sui social network – insieme al servizio offerto dal sito Gesuiti news – raccoglie le iniziative più interessanti e le fa conoscere. Anche dal punto di vista comunicativo, insomma, chi entra nella nostra Fondazione finisce per far parte di una vera e propria rete che non lo lascia solo.

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