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fondazione delle scuole ignaziane
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Formazione docenti (Cefaegi)

“Non facciamoci rubare l’amore per la scuola!”

Papa Francesco
La Chiesa per la scuola,
10 maggio 2014

Crediamo che Ignazio di Loyola abbia ancora moltissimo da dire, che le sue intuizioni di cinque secoli fa abbiano ancora un senso, un’attualità e un futuro in un sistema scolastico complesso, retto da leggi civili, che segue programmi di insegnamento comuni e che è impegnato in molte sperimentazioni pedagogiche per far fronte alle nuove sfide educative. In un contesto come il nostro, dunque, la formazione delle figure professionali è centrale: sia per la tradizione che ci contraddistingue, sia perché gli educatori non sono delle figure professionali qualunque.

Nei nostri collegi i gesuiti sono ormai una minoranza: la quasi totalità del personale docente e non docente è costituita da laiche e laici, non necessariamente provenienti dalla spiritualità ignaziana. È dunque fondamentale coinvolgerli direttamente, in tutto il loro percorso professionale, facendoli compagni di una missione condivisa. Chi si chiede che cosa abbiano di speciale le scuole dei gesuiti, o che cosa le faccia amare da alunni e famiglie, dovrà essere in grado di capirlo innanzitutto dagli insegnanti e dal modello educativo: “In una scuola della Compagnia – come amava dire p. Hans Peter Kolvenbach, già generale della Compagnia di Gesù – la responsabilità principale della formazione morale e intellettuale spetta, in ultima istanza, non ai programmi o alle attività scolastiche o parascolastiche, ma al docente, sotto la guida di Dio”. La formazione prepara i laici ad assumere ruoli di sempre maggiore autorità e responsabilità, vissuti in una leadership di servizio, nella quale coniugare eccellenza umana ed eccellenza accademica.

Per questo motivo, a novembre 2004, l’allora padre provinciale Francesco Tata (oggi rettore del Centro educativo ignaziano di Palermo) pensò alla creazione di uno strumento apposito, condivisa con tutti i collegi d’Italia: nacque dunque il Cefaegi (Centro di Formazione Attività Educativa dei Gesuiti d’Italia), con il compito di promuovere autorevolmente per gli educatori un percorso formativo regolare, progressivo e strutturato metodologicamente. Nel Cefaegi lavora un’équipe di riferimento – composta sia da gesuiti che da laici e laiche – per la formazione degli educatori dei collegi membri della Fondazione e di altre istituzioni o scuole che vogliono fare riferimento alla tradizione educativa dei gesuiti. Lo scopo, appunto, è quello di tenere vivi e promuovere i valori della spiritualità ignaziana applicandoli all’educazione scolastica: fondamentale, in questo senso, è l’apertura alla dimensione del servizio e della responsabilità, per essere in grado di formare uomini per gli altri, sensibili e aperti alla promozione della giustizia.

L’impegno dei gesuiti per la scuola non avrebbe senso se non pensassimo alla scuola come a uno strumento apostolico, capace di educare prendendosi cura dell’intera persona dell’alunno. “L’educazione dei giovani – diceva ancora padre Kolvenbach – è forse la forma più chiara di partecipazione all’opera creatrice di Dio”, ma per far questo occorre educare insegnando: occorre, cioè, che l’insegnamento vada oltre la mera trasmissione dei contenuti e promuova la formazione integrale della persona. Noi cerchiamo di farlo con tutte le nostre forze, coinvolgendo, oltre agli alunni, anche i docenti e le famiglie, componenti importanti del nostro progetto apostolico. Si comprende allora quanto sia importante per noi creare un lavoro collettivo, di gruppo, che dia un esito condiviso, una visione e una metodologia.

Cerchiamo di formare docenti in grado di affiancare le famiglie in un’alleanza educativa fondamentale e li prepariamo a un compito doppio: “quello di orientatore della vita degli alunni nella ricerca della verità e dei valori di vita e quello di orientatore accademico” (padre Luiz Fernando Klein SJ, Guía Práctica del Paradigma Pedagógico Ignaciano, 1997). Insegniamo loro a svolgerlo come lo svolgerebbe Ignazio di Loyola (che tra l’altro era proprio un laico, e non un consacrato, quando scrisse gli Esercizi Spirituali), chiedendo – come requisito principale – quello di essere disposti a mettersi in gioco e aperti al cambiamento. La formazione di cui si parla si basa in specifico su una modalità comunemente indicata come azione di riflessività sul proprio modo di comprendere e di agire. Essa si distingue e va a completare il pur necessario ed essenziale compito di aggiornamento che caratterizza la funzione di insegnamento in un mondo soggetto a cambiamenti rapidi.

Lo facciamo soprattutto in seminari residenziali a livello nazionale, sia per docenti di nuova nomina che docenti già sperimentati, a due livelli diversi: il primo livello è quello indicato come propedeutico – cui sono inviati tutti i docenti di recente assunzione – mentre il secondo si caratterizza come formazione continuativa di approfondimento sistematico sulla metodologia che costituisce il cosiddetto “paradigma” pedagogico didattico ignaziano (PPI). Le proposte formative – sempre residenziali e di più giorni – per docenti e collaboratori anche nella leadership nei “collegi” dei gesuiti si collocano inoltre a livelli di approfondimento graduale e crescente, avendo di mira l’obiettivo di far gustare e sperimentare progressivamente l’esperienza stessa umana e spirituale di Ignazio, cui l’ispirazione e la metodologia fanno riferimento. Può dunque svolgersi, a un primo gradino, il colloquium, per giungere in ultimo all’esperienza guidata personalmente degli Esercizi Spirituali, dalle cui annotazioni derivano molti dei principi che mirano ad accompagnare l’apprendimento e la crescita dell’anno nel cammino scolastico.

La Fondazione opera per questi aspetti su vari fronti, attraverso delle specifiche commissioni costituite al proprio interno: curriculum, internazionalità, tecnologie, animazione pastorale. È lì che ci si scambiano le buone pratiche, che si elaborano risposte adeguate all’evoluzione dei bisogni. Perché una scuola all’altezza dei tempi non ha paura di ripensarsi in continuazione, pur restando fedele alle proprie radici.

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