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fondazione delle scuole ignaziane
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Un po’ di storia

La Compagnia di Gesù e la scuola moderna nascono nello stesso periodo storico: negli anni, cioè, in cui la Chiesa e gli Stati nazionali nascenti cominciano a ragionare su uno strumento di formazione e di promozione umana e sociale. E proprio i gesuiti sono tra i primi a raccogliere la sfida. Nel loro impegno formativo, e fin dai primi anni, non si rivolgono solo alle poche famiglie benestanti, destinatari naturali di ogni proposta educativa in quel periodo storico, ma cercano di aprirsi a tutti: l’insegnamento è gratuitoe le scuole sono fondate da benefattori che garantiscono il sostegno e l’accesso a chiunque voglia partecipare alla loro proposta educativa. Sul fronte didattico, inizialmente recuperano le esperienze di insegnamento di alcuni grandi umanisti, sentite in linea con la propria spiritualità di promozione della persona nella sua globalità, e poi piano piano – arricchendole con le proprie esperienze rilette alla luce degli Esercizi Spirituali – dopo una cinquantina d’anni dalla fondazione del primo collegio elaborano la Ratio Studiorum: un vero e proprio manuale su scala mondiale (il primo della storia moderna) per insegnanti e dirigenti, che ancora oggi mantiene un’attualità straordinaria.

La Ratio Studiorum – nata da un intenso scambio di esperienze internazionali messe insieme da una commissione centrale nel Collegio romano – risponde alla necessità di elaborare l’ordinamento degli studi di tutte le scuole della Compagnia. Le sue pagine sull’organizzazione e il metodo di studio (obiettivi e programmi di classe, didattica, esercitazioni, criteri per gli esami e promozioni) costituiscono il primo sviluppo della pedagogia ignaziana, un metodo ache ha i suoi punti di forza nel rapporto personale tra educatore e studente, nel promuovere un apprendimento cooperativo e non competitivo e nel favorire uno studio attivo e non semplicemente nozionistico. “Gli educatori – come disse nel 2007 padre Peter-Hans Kolvenbach, allora generale della Compagnia – devono sapere che l’esempio delle loro vite personali influisce maggiormente sulla formazione degli studenti di quanto facciano le loro parole. Devono amare questi studenti, conoscerli personalmente – la ‘Cura personalis‘, appunto – e vivere con loro una familiarità rispettosa”.

Il modello della Ratio Studiorum subisce più di una rivisitazione, con il trascorrere del tempo, anche perché nei secoli cambia lo stesso modello di scuola. Permane naturalmente la fedeltà al mandato ignaziano di perseguire la piena crescita della persona, insieme alla ricerca dello sviluppo intellettuale di ciascun alunno, affinché raggiunga la piena misura dei talenti ricevuti da Dio, ma le trasformazioni della società impongono una nuova riflessione, che i Collegi fanno sotto la spinta del Padre Arrupe e del Concilio Vaticano II,  producendo due importanti documenti: “ Le caratteristiche dell’attività educativa della Compagnia di Gesù” e “Pedagogia ignaziana. Introduzione alla pratica” (noto come Paradigma pedagogico ignaziano).

Più di recente, i collegi ignaziani di Italia e Albania  elaborano un documento comune: si intitola “Il nostro modo di procedere” (come la storica espressione utilizzata dai primi compagni di Ignazio, per descrivere il proprio carisma) e ha l’obiettivo di “rendere più esplicito l’interesse trasversale dell’impegno educativo che si colloca al punto di intreccio tra fede, cultura e giustizia, illuminato dal riferimento costante agli Esercizi e pensando ai giovani che vogliamo servire”.

Il cammino iniziato cinque secoli fa, dunque, non si ferma mai. Ed è la forza del nostro stare insieme: ogni scuola o istituzione educativa di altro genere appartenente alla nostra Fondazione, infatti, mantiene naturalmente la propria specifica identità, ma il filo comune è per tutti l’ignazianità: crediamo infatti che l’insegnamento di Ignazio di Loyola possa dire molto al mondo di oggi e, in particolare, alla stessa scuola.

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