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Scuole. L’emergenza profughi al centro del JEEP 2016

Dal 12 al 19 marzo 2016 si è tenuta la dodicesima edizione del Jesuit European Educational Project (JEEP), un progetto internazionale nato nel 2004 dall’iniziativa di un gruppo di docenti dei Collegi della Compagnia di Gesù di Milano (Italia), Gent (Belgio), Bonn (Germania), Vilnius (Lituania) e Gdynia (Polonia), in occasione della celebrazione dello «Europe Day» a Milano e dell’ingresso nell’Unione Europea di dieci nuovi Paesi, tra cui quelli dell’est Europa.

Frutto dell’esperienza internazionale di Istituti dei Gesuiti attivi da anni sul fronte degli scambi internazionali, dei gemellaggi e dei progetti promossi direttamente dall’UE (come il Comenius), il J.E.E.P. si struttura come una simulazione dei lavori del Parlamento Europeo, ispirandosi al modello dell’E.Y.P. (European Youth Parliament), di cui ricalca in parte la struttura e l’organizzazione, ed è destinato a gruppi selezionati di studenti di età compresa tra i 15 e i 18 anni, provenienti dalle scuole Secondarie di II Grado ignaziane d’Europa.

Quest’anno la dodicesima sessione dei lavori del J.E.E.P. è stata ospitata dal Kauna Jezuitu Gimnazija di Kaunas, in Lituania, dove sette studenti del quarto anno dei Licei del Leone XIII di Milano sono stati impegnati unitamente alle delegazioni provenienti dai collegi della Compagnia di Gesù di altri sette diversi Paesi europei: il Sint Barbaracollege di Gent (Belgio), l’Aloisiuskolleg di Bonn (Germania), L’École de Provence di Marsiglia (Francia), l’Ogolnoksztalcace Liceum Jezuitow di Gdynia (Polonia), il Vilniaus jezuitu gimnazija di Vilnius (Lituania), il St. Ignasi-Sarrià di Barcellona (Spagna) e il Fényi Gyula Jezsuita Gimnázium és Kollégium di Miscolč (Ungheria).

Ognuno dei ragazzi partecipanti è stato chiamato a lavorare in una commissione internazionale formata da 8 delegati (uno per nazione), per affrontare un topic di stretta attualità politica, economica, sociale e culturale, che riguarda la vita dell’Unione Europea, allo scopo di raggiungere un accordo sovranazionale, sancito dalla stesura di una risoluzione comune. In una assemblea plenaria nell’ultima giornata di attività si tiene poi la discussione finale.

Il J.E.E.P. si fonda sul modello di progettualità antropologica che sta al centro della pedagogia ignaziana e guida quindi gli studenti a costruire e rendere praticabile una visione positiva del mondo; in questo senso la metodologia scelta è quella del learning by doing, che consente agli studenti di percorrere in piena concretezza le strade della conoscenza, della ricerca e dell’approfondimento, del confronto e della discussione, del dialogo e della cooperazione, ai fini di individuare con senso critico vie comuni e realmente percorribili per progettare il futuro.

Cuore del dibattito di quest’anno è stata la crisi internazionale dei rifugiati, la diffusione del radicalismo all’interno dei paesi europei e le sue drammatiche conseguenze, come la crescita di posizione xenofobe o il rischio del terrorismo; ma c’è stato evidentemente spazio anche per temi strettamente connessi con il mondo dei giovani, come quello della disoccupazione o della identità digitale.

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